C'è una domanda, quasi una psicosi collettiva, che attanaglia tutti i lavoratori del mondo IT e non, mentre al rientro dall'estate sgonfiano canotti e scendono da imbarcazioni di proprietà altrui: ma la AI mi renderà un disoccupato?
È una domanda lecita, priva dello sfacciato romanticismo tipo "ma la AI è un catalizzatore, ci permetterà di lavorare meglio!" che sento come un tentativo maldestro di esorcizzare una paura che racconta una storia diversa.
La verità? Non si sa: come ogni rivoluzione è un'onda che nessuno potrà prevedere.
Tuttavia possiamo analizzare il "topos" finora, o almeno quella che è stata la mia vita nel mondo IT, com'è cominciata e com'è oggi. Nuda e cruda, senza falsi monumentalismi.
Quando ero uno sbarbato.
Appena uscito dal tecnico industriale, con alcune skills in mano lato front-end e back-end (html, css, php, mysql ecc.) decisi di cercare lavoro: l'università avrebbe potuto aspettare.
Trovai i primi lavoretti: call center, commesso e animatore, cose così. Fui colpito dal tipo di vita dell'animatore, ma ho sempre avuto una forte propensione a propormi, in generale a "vendermi", con l'idea che da cosa nasce cosa, specie con gli imprenditori. Magari entri per una cosa e poi riesci a farne un'altra più remunerativa. Mi è successo spesso.
Non avrei mai pensato che il mio amore per i punta e clicca si sarebbe dimostrato essere fra le migliori opportunità lavorative che avrei mai potuto ottenere: contratto a tempo indeterminato, vitto e alloggio gratis e "la bella vita" in quello che è il mondo dei villaggi turistici.
L'idea del proprietario era semplice, venuto a conoscenza delle mie competenze: costruire un prodotto intrattenitivo unico nel suo genere da proporre durante i giochi di gruppo. Assieme all'animazione avrebbe fatto il suo mestiere: far divertire il pubblico.
Da lì sono partite lunghe ed estenuanti giornate di lavoro, tra immagini da disegnare, progetti con cui trarre ispirazione e tanto altro ancora. A quei tempi molti artisti di altissimo livello si cimentavano con flash tramite il sito albinoblacksheep.com (lo so, a molti sarà scesa una lacrima nel sentire di nuovo questo nome) e dopo un po'... eureka! La pietra su cui avrei eretto la mia chiesa era un piccolo "room escape" fatto in casa, sulla falsariga di quelli che andavano forte all'epoca: un gioco in cui iniziavi da un cancello che dovevi solamente spingere, al livello 2 dovevi raccogliere la chiave per terra, al livello 3 risolvere un piccolo rompicapo e così via. Inutile dire che si sposava perfettamente come un gioco a premi: per un villaggio turistico, dove cose così vengono prese benissimo, un bravo speaker e uno schermo gigante sono la ricetta perfetta per riempire uno, due, tre o più pomeriggi in allegria con qualcosa di originale ed esclusivo.
Sapete cos'è che mi manca di quei tempi? Non il denaro, perché alla fine non sono diventato ricco creando una sorta di "replica" di un semplice flash game, ma la gratificazione di aver detto "lo volete conoscere chi ha creato il gioco? Fate un bell'applauso a Dario Amato!" e tra gli applausi di una folla spensierata e un sorriso che negli anni ho solo perso, mi dirigevo verso un palco in cui, con qualche parola ben assestata, sagace al punto giusto, riuscivo ad essere fiero di me, del mio lavoro, del team e di quei sorrisi amici che mi facevano sentire a casa.
E poi... e poi... è stato come eclissarsi lentamente tra deadline senza sosta, esami universitari, aziende S.p.A. "carrozzoni" senz'anima né rispetto (a volte), annegando in un mare insipido di body rental.
Mi aspettavo di meglio dal mondo IT, lo ammetto, e alla soglia dei 40 anni, quando dovrei pensare a consolidare la mia posizione sociale, mi tocca pensare che forse era meglio se sturavo lavandini o sistemavo prese elettriche, senza l'incubo di 730, RAL, scaglioni IRPEF, tasse e chi più ne ha più ne metta.
E quindi?
Quindi ho smesso di aspettarmi che qualcun altro mi tenesse al sicuro, che fosse un'azienda, un contratto o un ruolo scritto bene su LinkedIn.
Ripensandoci, l'errore non è stato scegliere l'IT invece di sturare lavandini, ma trattare quello che sapevo fare come un capitale fermo, depositato una volta e buono per sempre, invece che come un portafoglio da far girare. Warren Buffett lo dice per gli investimenti, e vale pari pari per il know-how di chi lavora in questo settore: diversificare non è un vezzo da prudenti, è l'unica assicurazione vera contro un mercato che cambia idea più in fretta di quanto tu riesca ad aggiornare il curriculum. Un solo linguaggio, un solo framework, una sola competenza su cui hai costruito l'identità professionale: è la versione tech dell'avere tutti i risparmi su un'unica azione.
E poi c'è un'altra cosa che mi porto dietro da quel palco del villaggio turistico, con lo speaker che mi chiamava e la folla che applaudiva: in quel momento non stavo vendendo un gioco punta e clicca, stavo vendendo me. E funzionava, eccome se funzionava. Poi sono entrato nel mondo IT vero, quello fatto di ticket e stand-up meeting, e ho passato anni a ragionare da impiegato bravo: fai il tuo, consegna in tempo, aspetta che qualcuno noti il tuo valore. Peccato che nessuno stia davvero aspettando di notarti, e che il mercato premi chi si sporca le mani, non chi se ne sta bravo e zitto in un angolo.
Ragionare da imprenditore, anche restando dipendente, vuol dire guardare le proprie competenze come si guarda un'azienda, con un piano su dove investire il prossimo anno, e non come una laurea da esibire una volta e buona per sempre. E imparare a vendersi, che sia un servizio, un progetto o semplicemente la propria candidatura, è probabilmente l'unica competenza che nessuna AI potrà mai esercitare al posto tuo con la stessa credibilità, perché quando qualcuno si fida di te lo fa per come gli hai raccontato chi sei, non solo per il codice che hai scritto la settimana scorsa.
Alla soglia dei 40, con RAL e scaglioni IRPEF a farmi compagnia, la sola consolidazione a cui credo ancora è la capacità di reinventarmi e di raccontarmi bene ogni volta che serve. Il resto sono solo applausi, e prima o poi finiscono sempre.

Dario Amato
IT Consultant & Web Marketing
Informatico con 15 anni di esperienza nello sviluppo software, guidato da una forte curiosità per le nuove frontiere dell'AI e del Web Marketing.
